Passare dalla rottamazione quinquies allo stralcio delle cartelle, quelle di importo più basso.
A proporlo è l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, nel corso dell’audizione in Commissione Finanze del Senato del 26 marzo 2025.
Ripetere misure di rottamazione delle cartelle può avere un impatto negativo sulla riscossione e sul gettito, per effetto dell’attesa da parte dei contribuenti di misure di condono o sanatoria dei tributi non versati.
Serve però un intervento per ridurre lo stock dei crediti accumulati dall’Agenzia delle Entrate Riscossione e per questo può essere utile prevedere l’annullamento dei debiti di importo più basso.
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Dalla rottamazione quinquies allo stralcio delle cartelle: la proposta dell’UPB
La rottamazione quinquies rischia di incidere negativamente sull’obiettivo di compliance fiscale e potrebbe innescare dei problemi di “azzardo morale” e di comportamento sleale. Questo uno dei punti posti in evidenza dall’UPB nel corso dell’audizione in Senato del 26 marzo, puntando l’attenzione sugli effetti collaterali del reiterarsi di misure di condono e sanatoria.
Una considerazione alla quale si affianca l’analisi dei dati relativi al magazzino dell’Agenzia delle Entrate Riscossione.
A fine novembre 2024, il carico ruoli affidato all’agente della riscossione ha superato i 1.865 miliardi di euro, con un incremento del 36,5% rispetto a fine 2019. Il riscosso si attesta a circa 178 miliardi di euro, pari al 9,5% del carico ruoli, evidenziando una limitata efficacia della riscossione coattiva.
Il valore del carico contabile residuo, al netto delle somme riscosse e di quelle oggetto di sgravio e annullamento (pari a 419,5 miliardi), ammonta a 1.267,6 miliardi di euro, con una crescita del 32,8% rispetto al 2019.
Di questi, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (AdER) stima in soli 100,8 miliardi di euro il valore delle cartelle esigibili, ossia 291 milioni di singoli crediti, contenuti in circa 175 milioni di cartelle, avvisi di addebito o di accertamento esecutivo.
Gli interventi degli ultimi anni, riproposti in parte con la proposta di rottamazione quater, hanno permesso di ridurre il magazzino dei ruoli di circa 112 miliardi di euro, una quota marginale e che in ogni caso non blocca l’accumularsi di nuovi crediti e quindi cartelle da riscuotere.
Stralcio delle cartelle di importo più basso, via da preferire rispetto alla rottamazione quinquies
Cosa fare quindi per affrontare la questione del magazzino dei crediti che continuano a stratificarsi negli anni? Perr l’UPB è necessario introdurre una procedura di stralcio automatico dei crediti divenuti inesigibili.
Uno stralcio delle cartelle non più recuperabili che è parte delle novità introdotte con la riforma della riscossione, al quale potrebbe affiancarsi una cancellazione dei crediti di importo basso.
Pur evidenziando a più riprese i rischi legati a misure di agevolazione o annullamento dei debiti, secondo l’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio:
“un provvedimento di annullamento dei crediti o di discarico automatico di quelli più vetusti potrebbe avere un effetto positivo maggiore di quello ottenuto con le definizioni agevolate in termini di alleggerimento della mole sia di cartelle che compongono il magazzino residuo, sia dell’attività di recupero da parte dell’AdER, comunque dovuta nel caso della rottamazione.”
Anche in questo caso, l’UPB fornisce dei dati interessanti di supporto alla propria tesi: quasi il 77 per cento delle cartelle emesse si riferisce a debiti di importo entro 1.000 euro e il 94 per cento a debiti di importo entro 5.000 euro.
Preferire quindi lo stralcio delle mini-cartelle, rispetto alla rottamazione quinquies, consentirebbe all’Agenzia delle Entrate Riscossione di concentrare la propria attenzione sulle cartelle di valore più importante, evitando di disperdere risorse nell’attivazione di procedure di recupero coattivo anche di lunga durata, per debiti di importo relativamente basso.
Resta però la considerazione di fondo che ogni forma di sanatoria o condono rischia di inibire il corretto adempimento degli obblighi fiscali da parte dei contribuenti. L’equità complessiva del sistema rischia di venir meno.
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