IIA Insurtech: a Milano il Summit sull’AI nel settore assicurativo tra sfide e innovazione


IIA Insurtech, un summit in collaborazione con SHARE con esperti e aziende a confronto sull’uso dell’AI nelle assicurazioni: investimenti in crescita ma adozione ancora limitata

Nonostante gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale stiano crescendo a ritmo sostenuto, l’effettiva integrazione di questa tecnologia nel settore assicurativo italiano rimane ancora alle fasi iniziali. È quanto emerso durante la seconda edizione dell’evento “AI e Insurtech: Sfide, opportunità e casi d’uso dell’Intelligenza Artificiale in un’industria assicurativa in cambiamento”, promosso dall’Italian Insurtech Association (IIA) in collaborazione con SHARE.

La giornata ha visto la partecipazione di startup, multinazionali e professionisti del settore, tra cui expert.ai, Google, EY, Octotelematics, chiamati a confrontarsi sull’impatto e sulle potenzialità dell’AI in un settore assicurativo sempre più orientato alla digitalizzazione.

Uno dei momenti centrali dell’incontro è stata la presentazione della nuova edizione dell’Insurtech Index, elaborato da IIA con il supporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano. Il report fotografa una situazione in chiaroscuro: da un lato, si registra una crescita significativa negli investimenti tecnologici, con un +34% nel numero di progetti innovativi avviati nel 2024 rispetto all’anno precedente (145 contro 108), per un valore complessivo di 375 milioni di euro, quasi dieci volte i 44,8 milioni del 2023. Dall’altro, l’adozione operativa dell’Intelligenza Artificiale resta limitata e non ancora pienamente diffusa all’interno delle compagnie.

Secondo i dati illustrati durante l’evento, nel 2024 il settore ha investito circa 50 milioni di euro in progetti legati all’AI, cifra che potrebbe salire a 90 milioni entro il 2025. Tuttavia, solo il 34% delle compagnie italiane ha avviato sperimentazioni concrete, con pochi casi d’uso già operativi. Il confronto con altri Paesi europei sottolinea il divario: il 39% delle compagnie francesi ha già avviato test, così come il 48% in Germania e il 51% nel Regno Unito.

La seconda edizione del nostro evento ha confermato il ruolo centrale dell’Intelligenza Artificiale nel settore assicurativo. L’AI Generativa sta rivoluzionando il comparto, ma la sua adozione in Italia resta limitata, con il rischio di perdere un’opportunità strategica per innovare e mantenere la competitività a livello internazionale”, ha dichiarato Simone Ranucci Brandimarte, Presidente di IIA e di Yolo. “Nonostante la crescita degli investimenti, manca un cambiamento strutturale nell’impiego dell’AI, sia a livello di Governance, non ancora pienamente allineata a questa trasformazione, oltre che un grave gap di competenze digitali, che da tempo attanaglia il nostro Paese. Se questo divario non verrà colmato, il mercato italiano potrebbe dover adottare soluzioni non proprietarie, rimanendo vincolato a dinamiche esterne, come sta succedendo per altri settori. È quindi essenziale investire non solo in tecnologia, ma anche nello sviluppo delle competenze, per creare un ecosistema solido che favorisca un’adozione strategica e sostenibile dell’Intelligenza Artificiale”.

Ma quali sono le cause del ritardo italiano? Tre le criticità principali individuate da IIA: una governance non ancora pronta a sostenere un cambio di passo tecnologico, una carenza diffusa di competenze specifiche in quanto ben il 76% degli operatori si dichiara poco preparato in materia di AI, e una debole integrazione dell’Intelligenza Artificiale nei processi distributivi.

Nonostante le difficoltà, le applicazioni potenziali dell’AI nel mondo assicurativo sono numerose e promettenti. Uno dei focus principali dell’evento ha riguardato il rilevamento delle frodi: in questo ambito, aziende come expert.ai e Deloitte hanno sottolineato come le tecnologie AI, grazie all’analisi avanzata di dati e immagini, permettano di identificare comportamenti sospetti e anomalie in modo più rapido ed efficace. I primi risultati sono incoraggianti: le compagnie che hanno implementato soluzioni basate su AI riportano un aumento del 20% nell’individuazione delle frodi.

L’adozione dell’intelligenza artificiale nei controlli antifrode ha superato lo stadio degli innovatori e si sta muovendo con determinazione verso quello degli early adopters, segnando l’inizio di una nuova era, dove l’AI non è più solo una promessa, ma una realtà tangibile che rivoluziona il modo di operare nel settore assicurativo. Prevediamo che l’adozione dell’AI nel settore assicurativo supererà il “chasm” entro la fine del 2026, portando a una diffusione di massa e ad un’ulteriore evoluzione verso una maggiore efficienza, sicurezza e orientamento al cliente”, ha affermato Daniele Cordioli, Global VP Marketing and Business Development, expert.ai.

Ma l’impatto dell’AI va ben oltre la lotta alle truffe. Sta infatti rivoluzionando l’intero comparto delle polizze vita e salute, traghettandolo da un modello basato su prodotti standardizzati a un’offerta personalizzata e dinamica. Le nuove tecnologie consentono alle compagnie di anticipare i bisogni del cliente, costruendo pacchetti che includono non solo la copertura assicurativa, ma anche servizi di prevenzione, riparazione e assistenza continuativa.

In questo nuovo paradigma, l’AI diventa uno strumento strategico per prevedere rischi con maggiore accuratezza, profilare i clienti in modo più preciso e migliorare la customer experience. Tuttavia, questo cambiamento apre anche nuove sfide, in particolare in materia di protezione dei dati e privacy, che richiederanno un aggiornamento normativo e culturale da parte dell’intero settore.

Matteo Cattaneo, Group Chief Transformation & Services Development Officer di Reale Group, ha dichiarato: “L’intelligenza artificiale nel settore assicurativo ha subito un’accelerazione costante. L’AI è sempre più integrata nelle strategie dei player assicurativi, con investimenti e competenze in crescita. Questo interessa non solo le compagnie, ma anche gli intermediari, per migliorare il servizio al cliente e rafforzare la fiducia, che resta uno dei pilastri fondamentali del nostro mestiere. Dobbiamo considerare questa tecnologia come un’opportunità, accompagnando la sua implementazione con una governance adeguata e investendo con attenzione alla solidità e sostenibilità“.

L’evento ha dunque offerto una visione completa e interessante su un settore in fermento, dove l’Intelligenza Artificiale è sempre più vista come una leva fondamentale per il futuro. Ma perché questa promessa si traduca in realtà concreta e diffusa, sarà necessario colmare il divario tra investimento e adozione, puntando su formazione, governance e integrazione operativa. Il futuro dell’assicurazione, in definitiva, passa anche da qui.

L’intervista di Affaritaliani a Gerardo Di Francesco, Co-Fondatore e Vicepresidente di IIA e Managing Partner di Wide Group

A margine dell’evento, Gerardo Di Francesco, Co-Fondatore e Vicepresidente di IIA e e Managing Partner di Wide Group ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Oggi sono emersi moltissimi spunti. Un punto fondamentale riguarda la strategia, la governance, il controllo e la pianificazione: un esercizio estremamente complesso, soprattutto se applicato a una tecnologia così nuova e trasformativa come quella dei large language model. Si tratta di un contesto sicuramente unico, in cui si ritrovano tutte le competenze necessarie per realizzare questo tipo di progettualità: competenze di carattere tecnologico, infrastrutturale, legate alla compliance, al business, e soprattutto tutte presenti nello stesso luogo, ovvero qui a Le Village, a Milano, in occasione dell’evento sull’Intelligenza Artificiale organizzato dall’Italian Insurtech Association”.

È stato pubblicato pochi giorni fa” ha proseguito Di Francesco, “un articolo di Maya Murad, ricercatrice di IBM ed esperta di tematiche legate all’Intelligenza Artificiale, in cui vengono evidenziate sette-otto lezioni – talvolta amare – apprese durante quest’anno di sperimentazione. Tra queste, una in particolare risulta centrale: l’AI, di per sé, non rappresenta un vantaggio competitivo. L’AI è uno strumento che tutti stanno studiando. Il vero vantaggio competitivo risiede nell’organizzazione dei dati, dei processi, nella linearità e nella capacità di costruire macchine e strutture aziendali capaci di gestire e controllare efficacemente dati e processi”.

In termini concreti, ciò che l’AI potrà offrire ai player che hanno già intrapreso questo percorso sarà l’accelerazione dei principali driver di produttività, efficienza, servizio al cliente e qualità lungo l’intera catena del valore (value chain). Oggi questo si sta realizzando tramite gli agents e, con sempre maggiore chiarezza, sta emergendo il paradigma dei multi-agents. Tuttavia, le gerarchie tra i vari agents sono ancora meno definite. In momenti come questi, di confronto tra professionisti, è certamente possibile fare significativi passi avanti per l’intera industria” ha poi concluso Gerardo Di Francesco.

Le dichiarazioni di Gianluca Maruzzella, CEO & Co-founder di indigo.ai, ad Affaritaliani

L’evento organizzato da IIA, è un appuntamento chiaramente incentrato sull’intelligenza artificiale, un tema ormai diventato di attualità quotidiana. È fondamentale che, all’interno del comparto assicurativo, se ne parli sempre di più. Nel mio intervento ho raccontato cosa sono gli agenti di intelligenza artificiale, che possiamo immaginare come versioni personalizzate di ICA GPT: ciascuno di questi agenti è specializzato in un determinato ambito, ha un obiettivo specifico, si connette a un sistema preciso e, collaborando con altri agenti AI, lavora per risolvere problematiche legate alla customer experience, sia nella fase di prevendita che in quella di post-vendita” ha affermato Maruzzella.

Lavoriamo con numerosi clienti nel settore assicurativo, quindi i casi d’uso sono molteplici: dalla gestione dei sinistri fino alla relazione con il cliente nella fase post vendita. Oggi, in particolare, mi sono concentrato sul caso di Net Insurance, una realtà assicurativa molto importante e innovativa, che ha lanciato con noi un progetto basato su agenti AI in grado di ottimizzare i processi assicurativi. In particolare, nel contesto dell’assicurazione sanitaria, ci sono delle interviste che devono essere realizzate durante il processo. Queste interviste” ha proseguito Maruzzella, “vengono avviate da operatori umani, che si occupano dell’identificazione dell’utente. Successivamente interviene l’intelligenza artificiale, che conduce il resto dell’intervista, creando così una sinergia significativa tra AI e fattore umano”.

Attualmente” ha affermato Maruzzella, “vengono gestite oltre 1200 interviste al mese e, in più dell’80% dei casi, è l’AI a gestirle completamente in autonomia. Si tratta di interviste che possono durare anche fino a sette minuti, quindi lunghe e complesse. Questo ha prodotto un risultato molto importante in termini di efficienza e risparmio per Net Insurance, permettendo alle persone del servizio clienti di concentrarsi su altre attività ugualmente urgenti e rilevanti”.

L’impatto, però, non è solo quantitativo, ma anche qualitativo: da un lato, perché queste interviste arricchiscono la base dati dell’azienda, in quanto l’AI è in grado di scrivere direttamente all’interno dei loro sistemi; dall’altro, per l’indipendenza operativa rispetto agli orari lavorativi. L’AI consente infatti di gestire in parallelo fino a 25 interviste, anche in momenti critici come, ad esempio, la pausa pranzo, quando il numero di operatori disponibili può essere limitato. Tutto ciò rappresenta un utilizzo innovativo e ad alto impatto dell’intelligenza artificiale, che contribuisce concretamente al miglioramento sia dei processi interni sia delle metriche di business” ha concluso Gianluca Maruzzella.

Le parole di Andrea Ricotti, SVP Sales Northern Europe & Global Channel Development, expert.ai ad Affaritaliani

Andrea Ricotti ha dichiarato: “expert.ai si occupa di intelligenza artificiale da oltre 35 anni e il mercato assicurativo è stato uno dei primi verticali che abbiamo approcciato. Per noi, il concetto di resilienza significa, prima di tutto, garantire ai nostri clienti trasparenza e spiegabilità degli algoritmi utilizzati per l’analisi dei dati. Questo implica un approccio che definiamo di composite AI o AI ibrida, che non si limita all’uso di modelli black box o di machine learning puro, ma prevede anche l’utilizzo di algoritmi proprietari e tecniche di AI simbolica”.

Il nostro obiettivo” ha detto Ricotti, “è garantire che ogni dato trattato sia sempre tracciabile, spiegabile e interpretabile. Inoltre, da sempre adottiamo una filosofia molto chiara: i dati dei nostri clienti vengono utilizzati esclusivamente per loro, non li impieghiamo per riaddestrare algoritmi o per sviluppare modelli generalisti che poi verrebbero applicati su più clienti. Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale ha compiuto progressi enormi in tutti gli ambiti legati alla rilevazione delle frodi, in particolare nell’analisi testuale, nell’analisi di immagini o video e nell’analisi inferenziale su grandi volumi di dati. In questo contesto si inserisce la soluzione che abbiamo sviluppato insieme a Deloitte, la quale integra tutte e tre queste componenti”.

La nostra tecnologia è in grado di lavorare su portafogli sinistri anche molto estesi e complessi, individuando correlazioni e anomalie, come ad esempio la presenza ricorrente e sospetta di nomi, indirizzi o descrizioni dei fatti. Per quanto riguarda le immagini, siamo in grado di rilevare se una foto, ad esempio quella di un sinistro domestico, è stata manipolata o presenta anomalie che ne mettono in dubbio l’autenticità. Un’ulteriore componente fondamentale” ha proseguito Ricotti, “riguarda l’analisi di fonti aperte, sempre nel pieno rispetto del GDPR e della normativa sulla privacy: cerchiamo di comprendere se le persone coinvolte in un sinistro siano già state citate in passato in notizie avverse, ovvero se abbiano precedenti o siano state implicate in attività illecite”.

Naturalmente, il sistema non effettua una rilevazione automatica della frode: non si tratta di una sentenza definitiva. Piuttosto”, ha concluso Ricotti, “il sistema genera segnali d’allarme che vengono poi analizzati dal liquidatore. Il grande vantaggio è che questi segnali vengono prodotti in pochi secondi, permettendo così al professionista di condurre un’analisi più approfondita e mirata, contribuendo concretamente a ridurre il fenomeno delle frodi nel settore assicurativo”.

L’intervista di Affaritaliani a Luigi Alicante, Financial Services & Insurance Director di Avvale

Luigi Alicante ha dichiarato: “La resilienza è una delle caratteristiche fondamentali che un’azienda assicurativa deve possedere nell’affrontare progetti di questo tipo. Si tratta, infatti, di iniziative innovative che richiedono un forte coinvolgimento dell’intera organizzazione, dal business all’IT, per creare un team integrato, capace di collaborare efficacemente anche con i fornitori nello sviluppo di soluzioni destinate poi alla produzione. In questo contesto, la resilienza rappresenta un elemento chiave. Essere qui oggi, e vedere quante persone stanno partecipando all’evento e manifestano interesse verso i principali trend e le esperienze di successo che stanno emergendo, è, a mio avviso, un segnale concreto della forte resilienza dell’intero mercato”.

In particolare”, ha proseguito Alicante, “abbiamo lavorato con il cliente Net Insurance alla ridefinizione del processo sinistri, partendo da un concetto su cui continuiamo a puntare con forza: quello dell’evoluzione. Parliamo di evoluzione dei sistemi di back office, un’evoluzione che non va confusa con il concetto di trasformazione. Negli ultimi anni si è parlato molto di digital transformation, ma sappiamo bene come questo termine, in alcuni contesti, implichi un impatto anche negativo, richiedendo sforzi significativi in termini di cambiamento, gestione del cambiamento e stress sulle persone”.

Il nostro approccio è stato invece quello di far evolvere il processo di gestione dei sinistri di Net Insurance, integrando componenti di intelligenza artificiale pensate per semplificare alcune fasi ancora oggi gestite manualmente o attraverso processi particolarmente onerosi in termini di tempo. I moduli di intelligenza artificiale permettono l’evoluzione di questi sistemi con un impatto minimo sull’utente finale. Grazie a queste soluzioni, è possibile gestire il processo in modo più agile ed efficiente, riducendo l’impatto sull’azienda stessa” ha concluso Alicante.

Le dichiarazioni di Massimiliano Mascoli, Head of Insurtech, Business execution & International business di Sara Assicurazioni ad Affaritaliani

La giornata di oggi, grazie all’Italian Insurtech Association, è un’occasione preziosa per incontrare tutti i soci e tanti altri amici, e per approfondire un tema che è, a tutti gli effetti, decisivo per il nostro futuro, ovvero quello dell’intelligenza artificiale. Anche le compagnie assicurative più tradizionali, come Sara Assicurazioni, stanno affrontando queste sfide, che sono prima di tutto sfide normative. Basti pensare, ad esempio, al regolamento DORA, entrato in vigore il 17 gennaio di quest’anno, che sta creando non poche complessità a noi e ai nostri fornitori, ma che rappresenta anche una grande opportunità per essere più vicini ai nostri clienti e affrontare con maggiore preparazione le sfide poste dal mercato” ha affermato Mascoli.

Nel panel portiamo il nostro contributo sul tema della mobilità, ma non possiamo non guardare anche a ciò che sta accadendo nel comparto property, dove stanno emergendo nuovi obblighi, come le coperture CAT-NAT, che entreranno in vigore nei prossimi giorni. In questo scenario” ha continuato Mascoli, “servono soluzioni – anche tecnologiche – che ci aiutino a gestire la resilienza, a essere vicini agli assicurati prima che gli eventi si verifichino, e a saper trattare i dati in tempo reale. Tutto il ciclo assicurativo è coinvolto in questa trasformazione: dal pricing, alla gestione dei sinistri, alla valorizzazione dei dati, fino alle operation”.

Non riesco a trovare un ambito della vita assicurativa che non sia impattato dalla tecnologia in generale e, in particolare, dall’intelligenza artificiale. Noi di Sara Assicurazioni siamo qui oggi per affermare con chiarezza che ci siamo: siamo presenti e pronti. Per continuare a fare bene quello che oggi facciamo, anche domani, non possiamo fare a meno dell’intelligenza artificiale” ha concluso Mascoli.

L’intervista di Affaritaliani a Luis Caramagna, CEO di Nexteria

Luis Caramagna ha affermato: “Per quanto riguarda Covisian di Nexteria, oggi presentiamo una nostra suite peculiare, già introdotta a livello internazionale e protetta da tre brevetti globali. Si tratta di una soluzione caratterizzata da un’interazione completamente governata dall’intelligenza artificiale, ma in modo trasparente per l’interlocutore”.

Abbiamo rovesciato il paradigma tradizionale, ponendo la persona come prima interfaccia in qualsiasi interazione, che si tratti di una stanza virtuale o di un contatto diretto con un utente o cliente. È l’essere umano a decodificare la richiesta e poi a trasferirla all’intelligenza artificiale, senza mai perdere il controllo della conversazione. In questo modello” ha proseguito Caramagna, “la persona svolge un ruolo di orchestratore, mantenendo il governo dell’interazione e potendo gestire in simultanea più chiamate vocali. È la prima volta che, a livello globale, si rende possibile la gestione parallela di più istanze vocali, governate da esseri umani con il supporto dell’intelligenza artificiale”.

La prima vera sfida che ci troviamo ad affrontare – e credo che su questo ci sia consenso generale – è una sfida di tipo culturale, che si articola su due livelli: endogeno ed esogeno. Parlando della dimensione endogena, all’interno della nostra organizzazione ci sono persone che, fino a oggi, hanno svolto determinati ruoli e che ora devono essere accompagnate verso nuove modalità operative. Per questo motivo” ha dichiarato Caramagna, “stiamo costruendo e implementando un percorso formativo strutturato, che stiamo già distribuendo internamente per favorire questa transizione. Sul piano esogeno, la sfida è legata alla comunicazione verso il mercato: come raccontare e far percepire un’innovazione che, pur essendo tecnologicamente complessa nella sua architettura, risulta estremamente semplice da utilizzare”.

Luis Caramagna ha concluso affermando: “Serve quindi una narrazione efficace, una capacità di storytelling che sappia tradurre la complessità in valore percepito. Colmare questo divario culturale, sia all’interno sia all’esterno dell’organizzazione, è esattamente ciò che stiamo facendo oggi. Ed è ciò che dobbiamo continuare a fare, coinvolgendo tutti gli attori e gli stakeholder del nostro ecosistema di riferimento”.





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