Il ministro Giuseppe Valditara ha convocato per il 1° aprile l’Osservatorio permanente per l’Inclusione Scolastica, rinnovato a settembre 2024 e mai riunitosi. Grande era l’attesa, perché in sostanza da più di un anno e mezzo l’Osservatorio non è più attivo, ad eccezione di una convocazione a marzo 2024, in seduta congiunta con l’Osservatorio nazionale sulla condizione di vita delle persone con disabilità, per celebrare i 15 anni dalla ratifica italiana della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Per questo le associazioni hanno premuto per l’approvazione di un regolamento dell’Osservatorio, che ad oggi mancava.
In questo anno e mezzo, peraltro, «è cambiato il mondo», annota Francesca Palmas, segretaria nazionale di Abc-Associazione bambini cerebrolesi. Il riferimento è al modello del nuovo Pei e al decreto legislativo 62/2024 che dà attuazione alla riforma della disabilità, con la nuova valutazione multidimensionale e quel progetto di vita di cui il Pei è un tassello. «Abbiamo chiesto un monitoraggio dei nuovi Pei, avremo così una fotografia fatta con gli stessi criteri su tutto il territorio nazionale», spiega Palmas. Fra tutti gli interventi, molto apprezzato quello della nuova Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità, l’avvocato Maurizio Borgo: «Ha detto chiaramente che una buona inclusione dipende non solo dalla specializzazione degli insegnanti di sostegno, ma dalla formazione di tutti i docenti curricolari», annota.
I corsi Indire per chi già insegna
Il tema più caldo riguardava la presentazione ufficiale dei due schemi di Decreti Ministeriali previsti dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legge 71/24 convertito dalla Legge 106/24. Si tratta degli annunciati corsi di specializzazione di Indire per la specializzazione di insegnanti di sostegno, dedicata a chi già prestato tre anni di servizio nella scuola in tale ruolo, anche non continuativi, negli ultimi cinque anni, ma senza avere un titolo (art 6) e del riconoscimento dei titoli di specializzazione per il sostegno conseguiti all’estero, in attesa di riconoscimento (art 7).
Ad oggi i corsi per specializzarsi sul sostegno, gestiti dalle Università, prevedono 60 Cfu. Per i corsi di Indire (che storicamente fa ricerca, tant’è che è stato necessario cambiarne lo statuto) si è parlato finora di 30 crediti formativi universitari. «Sono stati portati a 40, significa che è stata accolta almeno in parte la nostra richiesta di qualificare la formazione, anche in un contesto emergienziale come quello di cui parliamo. Avremmo preferito arrivare a 60 CFU, ma credo che la mediazione sarà questa», commenta Roberto Speziale, presidente nazionale di Anffas.
In tanti si sono chiesti che formazione verrà proposta da Indire, se sarà tutta con lezioni online e come si potranno allora assicurare quelle competenze legate all’attività laboratoriale, indispensabili per l’insegnamento, in special modo sul sostegno? «Capiamo la necessità di uscire dall’emergenza, il ministro ha dato anche dei numeri relativi ai posti rimasti vuoti rimaste anche dopo il recente concorso a cattedra, con 2.800 scoperture in Italia di cui 1.700 nella sola Lombardia», riconosce Speziale, «ma il punto di partenza deve essere quello di qualificare ulteriormente il sistema dell’inclusione scolastica e in alcuni passaggi delle misure prese per tamponare l’emergenza questa qualità manca». Speziale pensa in particolare alla necessità di garantire un maggior coordinamento fra Indire, le Università e il ministero della Università in merito all’individuazione dei docenti che dovranno formare gli insegnanti di sostegno e una formazione obbligatoria per tuti i docenti curricolari: imprescindibile, per esempio, la conoscenza della visione, dei linguaggi, delle novità previste dalla leggi di riforma della disabilità e dal suo decreto attuativo.
Continuità didattica
Il secondo decreto riguarda i percorsi di specializzazione per il sostegno riservati ai possessori di un titolo conseguito all’estero, in attesa di riconoscimento. La relazione tecnica che ha accompagnato la conversione in legge del decreto parlava di 11.255 richieste relative al sostegno. «Il ministro ha garantito che i controlli caso per caso saranno molto rigorosi», afferma Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie-Fish.
Un altro punto che ha fatto discutere ma sui cui il ministro Valditara ha tirato dritto è quello relativo alla possibilità per le famiglie di chiedere riconferma del supplente annuale che ha lavorato con il proprio figlio sul sostegno: «Sappiamo delle resistenze dei sindacati, ma il ministro ha tenuto barra. Da quest’anno per le famiglie sarà possibile chiedere che il docente di sostegno supplente resti sulla cattedra, in continuità didattica. Ovviamente la richiesta verrà valutata, non c’è alcun automatismo. Se la risposta sarà negativa, andrà motivata», spiega Falabella. Accanto al montoraggio dei nuovi Pei, Falabella ha sottolineato anche l’importanza di curare meglio il passaggio tra la scuola e il mondo del lavoro, cominciando dal garantire agli studenti e alle studentesse con disabilità una reale opportunità di fare dei Pcto significativi per i loro percorsi: «Abbiamo trovato grande apertura e interesse». Infine, la proposta di legge della Fish per creare una cattedra dedicata per l’insegnante di sostegno specializzato, già depositata ma mai incardinata: «Abbiamo un nuovo testo, armonizzato con le nuove norme. Ne ho parlato al ministro Valditara, glielo invieremo», dice.
I dati di contesto
Continua a crescere il numero degli alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane di ogni ordine e grado: quasi 359mila nell’anno scolastico 2023-2024 secondo l’Istat, il 4,5% del totale degli iscritti (+6% rispetto al precedente anno scolastico). In cinque anni sono 75mila alunni in più negli ultimi cinque anni. Gli insegnanti di sostegno sono 246mila: cresce la quota di docenti con una formazione specifica: dal 63% al 73% in quattro anni, ma a livello nazionale il 27% ancora non è specializzato (la quota sale al Nord al 38%) e l’11% viene assegnato in ritardo. Elevata la discontinuità nella didattica: più di un alunno su due (il 57% degli alunni con disabilità) ha cambiato insegnante per il sostegno da un anno all’altro, l’8,4% nel corso dello stesso anno scolastico. Il sistema mostra quindi evidenti difficoltà nel garantire risposte adeguate. Leggi qui.
Foto di Torsten Dettlaff, Pexels
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