Omnibus, tutti i commenti e le richieste di aziende e associazioni italiane


Alla vigilia del voto al Parlamento europeo sul pacchetto Omnibus, che sospende le tempistiche dell’applicazione della CSRD, per dare tempo al legislatore di mettere in forma legislativa le proposte di semplificazione della normativa proposta con il pacchetto Omnibus, l’aria è tesa. Sulla proposta si registrano infatti opinioni divergenti. Se da una parte l’obiettivo di semplificare un corpo normativo eccessivamente particolareggiato nelle richieste di disclusure, secondo molti stakeholder l’approvazione del testo attuale potrebbe rappresentare un dietrofront dopo anni di sforzi legislativi. E’ quanto emerge dalla lettura dei diversi feedback arrivati alla Commissione nel periodo 26 febbraio al 26 marzo. Nel dettaglio l’organo presieduto da Ursula von der Leyen ha previsto per un mese la possibilità di inviare osservazioni alle prevista revisione della Tassonomia. In particolare, l’istituzione UE aveva chiesto un parere sulle modifiche, tramite emendamenti di livello 2, agli atti delegati sulla tassonomia generale, su quella del clima e su quella ambientale. Tali modifiche, che dovrebbero entrare in vigore dal primo gennaio 2026, includono la riduzione del 70% dei punti dati della Tassonomia, l’introduzione di una soglia di materialità per escludere dalla rendicontazione le aziende con meno del 10% di attività ammissibili, la semplificazione del principio “Do No Significant Harm” (DNHS) e la possibilità per le banche di escludere alcune esposizioni dal Green Asset Ratio.

Sulla proposta hanno inviato la propria opinione 331 tra società (tra cui le italiane quotate A2A, TIM, Intesa Sanpaolo, Assicurazioni Generali, Leonardo, Snam), associazioni (tra cui Assogestioni e ANIA), operatori finanziari ed enti istituzionali (tra cui Cassa Depositi e Prestiti). Non è mancata poi la risposta della Platform on Sustainable Finance dell’UE, organismo consultivo dell’UE sulla Tassonomia.

In particolare, la Piattaforma per la finanza sostenibile ha chiesto di mantenere l’allineamento con l’ambito originario della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), criticando la proposta della Commissione per la sua complessità e il rischio di greenwashing. Nel feedback inviato, la Platform ha definito la Tassonomia un pilastro del finanziamento sostenibile e ha evidenziato il suo impatto positivo, con 530 miliardi di euro già investiti in sostenibilità. L’organismo ha riconosciuto che la Commissione aveva accolto alcuni aspetti della riforma suggeriti dalla Platform stessa, ma ha sollevato preoccupazioni sulla riduzione del perimetro di applicazione, che potrebbe compromettere la raccolta dati e la trasparenza. Ha infine suggerito di focalizzarsi sugli standard essenziali e di introdurre un meccanismo per segnalare l’allineamento parziale alla normativa.

I feedback delle italiane sul pacchetto Omnibus

TIM

Tim ha accolto con favore la revisione del regolamento, in particolare l’inclusione delle infrastrutture nelle attività eleggibili per i finanziamenti ESG. L’azienda, nel parere inviato, propone inoltre di semplificare i criteri di allineamento per i data center, ridurre i costi di certificazione, introducendo un sistema di autocertificazione con controlli a campione, e armonizzare Tassonomia, CSRD e CSDD, evitando che le PMI accedano ai fondi ESG pur non avendo gli stessi oneri di certificazione imposti alle grandi imprese.

Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo nella sua risposta ha evidenziato ulteriori criticità ancora aperte sulla Tassonomia. La banca ha proposto in primo luogo una revisione del Green Asset Ratio (GAR) denunciando una incoerenza tra Taxonomy GAR e Pillar 3 GAR, che genera inefficienze operative, e proponendo un approccio unificato per evitare duplicazioni. Inoltre, ha chiesto una chiarificazione sull’inclusione di aziende con fatturato fino a 450 milioni di euro nel numeratore del GAR e sull’esclusione delle controparti non-CSRD dal denominatore.

La banca spinge poi per una semplificazione del criterio DNSH per ridurre gli oneri amministrativi e all’eliminazione dei controlli post-erogazione sui prestiti allineati alla Tassonomia.

Infine, per quanto riguarda la soglia di materialità, Intesa ha accolto con favore la flessibilità per le istituzioni finanziarie, ma ritiene che siano necessari metodi di calcolo chiari per garantire coerenza tra le banche. Mentre ha chiesto chiarimenti sulla validità delle FAQ della Commissione Europea, poiché non sono citate nel pacchetto Omnibus.

Generali

Generali supporta la semplificazione della Tassonomia, ma evidenzia la necessità di ulteriori interventi su criteri tecnici, principio DNSH e garanzie sociali.

Il gruppo ritiene inoltre che l’attuale Tassonomia non valorizzi adeguatamente il ruolo centrale del settore assicurativo nella transizione sostenibile, sia come investitore istituzionale sia come fornitore di protezione. In particolare, scrive nel proprio parere, “è necessaria una riflessione sulla rilevanza dell’attuale KPI di sottoscrizione, che dovrebbe essere rivisto nella definizione e nell’ambito di applicazione”.

Leonardo

Leonardo, evidenziando come, attualmente, un’attività economica sia considerata allineata alla Tassonomia UE se contribuisce significativamente a uno dei sei obiettivi ambientali e non danneggia gli altri, rispettando i criteri Do No Significant Harm, ha evidenziato che la conformità a tali criteri DNSH, in particolare quelli sulla prevenzione dell’inquinamento e all’appendice C dell’atto delegato, si sia rivelata complessa. “L’Appendice C prevede requisiti più stringenti rispetto alle normative europee, impedendo a Leonardo di dichiarare l’allineamento per alcune attività, pur rispettando gli altri criteri” sostiene la società.

La Commissione Europea, consapevole di questa difficoltà, ha incluso nel pacchetto Omnibus una revisione dell’appendice C, prevedendo la rimozione o la modifica dell’ultimo paragrafo. Leonardo ha proposto di eliminare completamente il paragrafo f (che impone requisiti più rigidi rispetto alla normativa europea, come l’obbligo di sostituzione di sostanze, non richiesto dal regolamento REACH, e può creare problemi di proprietà intellettuale) e ha suggerito ulteriori semplificazioni, ovvero: limitare il campo di applicazione dell’appendice, applicandola solo alla produzione e alla commercializzazione ed escludendo la catena di fornitura, esentare dall’applicazione del DNSH le sostanze chimiche già escluse dalle normative europee, creare linee guida per gli auditor per garantire un’interpretazione uniforme dei criteri DNSH relativi all’inquinamento, chiarire la lista delle sostanze soggette a regolamentazione, definire una lista chiara di sostanze regolamentate con numeri CAS/EC, riconoscere le esenzioni già previste dalla legislazione UE come prova di conformità e applicare le esenzioni previste dalla legislazione UE – come la direttiva che esclude equipaggiamenti destinati alla sicurezza nazionale.

Assogestioni

Assogestioni, pur sostenendo l’obiettivo generale del pacchetto Omnibus di rafforzare la competitività dell’economia europea, semplificando gli obblighi di rendicontazione ESG per ridurre i costi senza compromettere la qualità, la fruibilità e la coerenza dei dati, ha sottolineato alcune criticità. La prima riguarda il regime “opt-in” per le aziende con ricavi inferiori a 450 milioni di euro che, secondo l’associazione, consentirebbe a molte aziende, pur rientrando nel perimetro della CSRD, di evitare la rendicontazione sulla Tassonomia, creerebbe lacune nei dati sulla sostenibilità e ridurrebbe la comparabilità tra le imprese. Assogestioni raccomanda quindi di eliminare il regime opt-in e rendere obbligatorio il reporting sulla Tassonomia per tutte le aziende soggette alla CSRD.

La seconda riguarda la soglia di materialità del 10% che potrebbe portare a interpretazioni divergenti nel settore finanziario. Mentre l’ultima è legata all’esclusione delle aziende sotto i 1.000 dipendenti dai KPI: la proposta prevede infatti che le istituzioni finanziarie possano escludere dalle metriche di sostenibilità le esposizioni verso aziende con meno di 1.000 dipendenti. Assogestioni considera questa misura complessa da attuare, non necessaria e controproducente, in quanto potrebbe distorcere i calcoli KPI e ridurre la trasparenza e raccomanda quindi di mantenere l’attuale approccio, includendo tutte le aziende nel denominatore KPI.

Snam

Snam si è dichiarato a favore della semplificazione della Tassonomia UE nel pacchetto Omnibus. Le tre principali proposte che supporta sono la semplificazione del DNSH (Appendice C e A), con esenzioni chiare e autocertificazioni per attività a basso rischio, la riduzione dei dati richiesti, eliminando obblighi su obiettivi ambientali meno rilevanti e le soglie di materialità ed escludendo dal reporting attività marginali. Il gruppo è quindi a favore dell’esclusione dal reporting delle attività che rappresentano meno del 10% di fatturato, CapEx o asset, della possibilità di escludere le attività che contribuiscono fino al 25% del fatturato per gli indicatori OpEx, e di riportare un allineamento parziale alla Tassonomia che “offre vantaggi per le aziende, evitando la dispersione di risorse su attività marginali”.

“Le modifiche proposte garantirebbero dati più chiari e utili per gli investitori, riducendo i costi amministrativi e semplificando i processi aziendali” scrive l’azienda, “Un reporting eccessivamente complesso potrebbe infatti ostacolare la trasparenza e ridurre l’attrattiva degli investimenti sostenibili”

ANIA

ANIA ha sottolineato che l’attuale Tassonomia non valorizza adeguatamente il ruolo del settore assicurativo nella transizione sostenibile, sia come investitore istituzionale sia come fornitore di protezione. In particolare, il KPI sulla sottoscrizione (Underwriting KPI) necessita di una revisione nella definizione e nel perimetro.

La proposta della Commissione di restringere il campo di applicazione della CSRD (Direttiva sulla rendicontazione di sostenibilità) peggiorerà significativamente la disponibilità di dati per le assicurazioni, sostiene ANIA, compromettendo qualità e comparabilità delle informazioni. La Tassonomia, inoltre, per l’associazione di categoria, “non può più essere l’unico criterio per determinare la sostenibilità delle attività/prodotti, ma solo un requisito complementare”.

Per garantire maggiore chiarezza e semplificazione, ANIA ha proposto diverse modifiche al testo del DDA, tra cui una soglia de minimis (10%), applicabile all’ammissibilità per escludere attività marginali dal reporting, la semplificazione dei KPI, con l’esclusione delle imprese sotto i 1.000 dipendenti dal KPI sugli investimenti e maggiore flessibilità per il reporting volontario. Spazio poi a tempistiche chiare e applicazione rapida, con pubblicazione del Q&A almeno sei mesi prima e validità delle nuove regole dal reporting 2025 (pubblicato nel 2026) e delle prime semplificazioni ai criteri tecnici di selezione (TSC), iniziando dagli edifici.

CDP

CDP ha fatto due proposte. La prima è quella di escludere gli enti pubblici locali dal calcolo del Green Asset Ratio (GAR), per evitare di penalizzare la loro finanziabilità e incentivare la transizione verde, dal momento che tali enti non sono in grado di dimostrare la conformità alla Tassonomia, poiché non sono soggetti alla CSRD, non hanno la capacità di classificare le attività rilevanti e non possono sostenere i costi di audit indipendenti. La seconda di modificare l’ambito di consolidamento prescritto dall’atto delegato per allinearlo con il perimetro definito dalla CSRD a livello nazionale, per evitare incongruenze tra la Tassonomia UE e la CSRD, specialmente per istituzioni come le Istituzioni Nazionali di Promozione che potrebbero avere un ambito di reporting diverso.



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