settore del mobile tra calo della domanda e incognita dazi USA


A condizionare le prospettive del settore, oltre alla fisiologica contrazione dei consumi post-pandemia, è il contesto economico internazionale. Uno degli elementi più critici riguarda la politica commerciale degli Stati Uniti, principale sbocco dell’export italiano del mobile, che minaccia di irrigidirsi con l’introduzione di nuovi dazi sui prodotti importati. Per un comparto fortemente votato all’export, con una presenza consolidata sul mercato americano, l’eventuale applicazione di barriere tariffarie rappresenta un fattore di rischio concreto. Come sottolinea l’Osservatorio CRIF, l’impatto dei dazi non si limiterebbe alle esportazioni verso gli USA, ma potrebbe determinare effetti collaterali anche sugli altri mercati, aumentando la competizione e influenzando indirettamente la politica monetaria e l’andamento dei tassi di interesse.

Rischio di credito sotto osservazione

Nonostante le difficoltà congiunturali, il profilo di rischio delle imprese del mobile si mantiene in linea con la media nazionale. Il tasso di default rilevato a giugno 2024 per le Società di Capitali del comparto si è attestato al 2,32%, leggermente al di sotto del 2,46% registrato nel complesso delle imprese italiane. Anche a dicembre 2024, il tasso di default del settore resta stabile, pari a circa 0,9 volte la media nazionale. Tuttavia, CRIF segnala che le aspettative per i prossimi mesi indicano un possibile aumento della rischiosità, dovuto sia al calo della domanda che all’instabilità dei mercati globali.



L’analisi dei bilanci

Un ulteriore elemento di valutazione emerge dall’analisi dei bilanci 2023 condotta dall’Osservatorio CRIF. Le imprese del mobile presentano una leva finanziaria pari a 2,7 volte, inferiore rispetto alla mediana nazionale pari a 3 volte. Un dato che testimonia una certa solidità patrimoniale, nonostante il calo di fatturato. Più critici, invece, gli indicatori legati alla liquidità e alla copertura degli interessi: il primo si attesta al 120% contro il 130% della media nazionale, mentre la copertura degli interessi risulta pari a 9 volte contro le 12 volte del sistema complessivo. Numeri che delineano un comparto ancora equilibrato, ma potenzialmente esposto alle turbolenze dei mercati.

Le caratteristiche strutturali

A livello strutturale, il settore del mobile italiano conta circa 20.000 imprese, di cui il 40% rappresentato da Società di Capitali, il 22% da Società di Persone e il restante 38% da Ditte individuali. La distribuzione geografica vede una forte concentrazione nel Nord Italia, con Lombardia e Veneto che insieme rappresentano il 37% del totale. Analizzando il solo perimetro delle Società di Capitali con bilancio 2023 depositato, emerge come la maggioranza, pari al 70%, sia costituita da aziende con fatturato inferiore ai 2 milioni di euro, dato comunque migliore rispetto all’85% rilevato per il totale delle imprese italiane. La struttura del settore evidenzia inoltre una maggiore presenza di realtà medio-grandi rispetto alla media nazionale, con una concentrazione doppia di imprese oltre la soglia dei 2 milioni di euro di fatturato.



Uno scenario da monitorare

Il quadro tracciato dall’Osservatorio CRIF restituisce l’immagine di un settore che, pur mantenendo una buona tenuta dal punto di vista del rischio di credito e dei fondamentali patrimoniali, si trova oggi al centro di un sistema di variabili che potrebbero determinarne l’evoluzione nei prossimi mesi. La sfida dei dazi USA, l’andamento dei tassi di interesse e la contrazione della domanda interna rappresentano fattori determinanti per la tenuta del comparto. Il monitoraggio costante degli indicatori economico-finanziari sarà, pertanto, cruciale per anticipare eventuali segnali di deterioramento e definire strategie di contenimento del rischio.



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