Per la cybersecurity “le Pmi sono il soggetto più scoperto, più impreparato in questo momento, lo dicono le statistiche, sono quelle meno pronte, dove la cultura della sicurezza è stata meno assorbita”: così Gianluca Angusti, presidente della sezione servizi innovativi e tecnologici di Confindustria Toscana Centro e Costa, ha aperto la tappa di Firenze del roadshow dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, dedicata alla protezione delle Pmi dai rischi informatici, un evento organizzato al Palazzo degli Affari da Acn insieme a Confindustria Toscana e al Digital Innovation Hub Toscana.
“Non un costo, ma una ricchezza per l’azienda”
L’incontro è il quarto appuntamento della campagna nazionale promossa da Acn e dal dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza digitale delle Pmi italiane, e rientra tra le iniziative istituzionali ufficiali della Giornata Nazionale del Made in Italy. Lo scopo degli incontri, secondo Acn, è far capire alle imprese – soprattutto le Pmi – che l’investimento in cybersecurity non è un costo, ma una ricchezza per l’azienda, anche in termini di rapporto con i propri committenti.
“Il problema è di tutto il sistema”, ha precisato Angusti, secondo cui nel rapporto fra imprese, e fra imprese e Pa, “tutti siamo deboli quanto è debole l’anello più debole: quindi la debolezza delle Pmi che cerchiamo oggi di aiutare, di sostenere, è in realtà una debolezza di tutto il sistema. Come accade per i treni, dove il convoglio va alla velocità del vagone più lento, più pesante, più fermo. E quindi è per questo che oggi ci troviamo qui a confrontarci”.
Secondo il Cyber Index le Pmi non sono ancora mature
L’ultima edizione del Rapporto Cyber Index Pmi, sviluppato da Generali e Confindustria con il supporto scientifico dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection della School of Management del Politecnico di Milano e la collaborazione di Acn, ha coinvolto 1.000 Pmi a livello nazionale. Con un punteggio medio di 52 su 100 (la soglia di sufficienza è fissata a 60) in termini di maturità digitale delle imprese, il rapporto mostra una lieve crescita rispetto al 2023 (+1%) ma conferma una mancanza di maturità strategica. Solo il 15% delle Pmi intervistate adotta un approccio strutturato alla cybersecurity, mentre il 56% risulta poco consapevole o totalmente impreparato, con una quota del 44% che riconosce il rischio cyber ma senza intervenire in maniera efficace.
Il rapporto classifica le Pmi in quattro livelli di maturità. Il 15% è “maturo”, quindi si tratta di aziende con un approccio strategico completo, capaci di implementare misure efficaci riguardanti persone, processi e tecnologie. Il 29% è “consapevole”, ed è fatto di imprese che comprendono le implicazioni dei rischi cyber ma con capacità operative limitate. Il 38% è “informato”, con organizzazioni che mostrano una conoscenza base del rischio, adottando un approccio “artigianale” senza una strategia definita. Il 18% è “principiante”: aziende con scarsa consapevolezza e quasi nessuna protezione efficace.
Dal 2018 al 2023, si è registrato un aumento del 79% degli attacchi cyber gravi a livello globale. La nuova direttiva europea Nis2, insieme al Cyber Resilience Act, punta a rafforzare la postura difensiva delle Pmi, rendendo necessarie trasformazioni culturali e investimenti in tecnologie e competenze specifiche. Da qui il rafforzamento delle iniziative di supporto finanziario e tecnologico, anche mediante fondi europei, come dimostra il recente progetto Eu Secure che prevede 16,5 milioni di euro per finanziare le Pmi europee.
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